Vuoi imparare anche tu la ricetta dei Festoni di Purim? Guarda il video con Roberta Anau e Silvia Pesaro!
Ebanista ferrarese
Formine per i “Festoni di Purim”
1945-1946
Legno, 7,5 × 9,5 cm, 7 × 7,4 cm, 17,5 × 9 cm
Torino, Collezione Roberta Anau
Nel dopoguerra, quando gli ebrei sopravvissuti tornarono a Ferrara dai rifugi di fortuna (e tra loro la famiglia Anau), le donne ferraresi dell’ADEI (Associazione Donne Ebree d’Italia) decisero di riprendere un’antica tra dizione locale legata alla festa di Purim, facendo realizzare queste formine per dolci a forma di Maghen David, carciofo e fragolina. La storia dell’origine di questi biscotti, chiamati Festoni, è avvolta nel mistero. Non ci sono notizie di altre comunità che li abbiano nella propria tradizione per la festa di Purim. Si può pensare che siano frutto dell’incontro fra le culture ashkenazita e sefardita a Ferrara, città che seppe accogliere gli ebrei discesi dall’Europa centrorientale in fuga dai pogrom durante la peste del 1300 e, dopo il 1492, i sefarditi profughi dalla Spagna, ben accetti presso la corte degli Estensi; l’uso delle mandorle è peraltro universale nella cucina ebraica. La ricetta prevede puro zucchero a velo impastato con gomma Adragante, proveniente da Grecia e Medio Oriente, e schegge secche ricavate da alcune leguminose del genere Astragalus, tenute a bagno nell’acqua per ventiquattr’ore, fin quando diventano una mucillagine viscosa. All’impasto si aggiungono alcune gocce verdi alla menta o acqua di fiori d’arancio. Si stende poi la pasta con un matterello piccolissimo, si appoggia un primo strato sulla formina, nell’incavo si mette un po’ di ripieno fatto di mandorle tritate, con l’aggiunta di zucchero e albume, infine si richiude il tutto con un altro piccolo strato di impasto. Una volta eliminato l’impasto in eccesso, si rovescia il biscotto su un tovagliolo dove viene lasciato ad asciugare.
RA



