La cena de Purimme

Crescenzo Del Monte (Roma, 1868-1935)

La cena de Purimme

da Sonetti giudaico-romaneschi, in “Israel”, Firenze 1927, edizione Giuntina, Firenze 2007 Libro a stampa, 19,6 × 14 cm

Roma, Biblioteca del Centro di Cultura Ebraica

Crescenzo Del Monte fu un importante studioso del dialetto giudaico-romanesco e autore di centinaia di sonetti in questa lingua, nei quali risuona forte l’ispirazione a Giuseppe Gioachino Belli. Protagonisti sono gli ebrei del mondo del ghetto anche dopo l’emancipazione. Il sonetto qui riprodotto, datato 27 marzo 1912, racconta in tono irridente l’abbondanza di cibi e bevande tipica della cena di Purim. Nella nota iniziale, il poeta ricorda che la cena della festa di Purim cominciava solitamente di giorno, prima del tramonto, finiva di notte e che vi si doveva “mangiare doppio di tutto”. Il sonetto, in giudaico-romanesco stretto, elenca anche i nomi e i cognomi dei commensali e soprattutto indugia sulle copiose libagioni di vino, usuali nel la festa, che vedeva ubriacarsi tutti i partecipanti. Il testo, poco comprensibile senza le note dell’autore, si chiude con la frase “rallègrete macòmme, ch’è Purimme” (rallegrati latrina che è Purim”), frase che richiama il tema della “vanità delle vanità”. Come scrive Del Monte nella Premessa alla raccolta di sonetti, si tratta di un documento “del vernacolo parlato a Roma dagli ebrei del popolo”. Il sonetto si trova nell’edizione integrale delle opere pubblicata nel 2007 (Sonetti giudaico-romaneschi. Sonetti romaneschi. Prose e versioni, a cura di M. Procaccia, M. Teodonio, Giuntina, Firenze 2007, pp. 152-153). MC